RADICI SOLIDE, VISIONE APERTA. LA TRAIETTORIA DELLA FAMIGLIA DEDONI TRA TRADIZIONE E AZIENDA

𝐷𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑎𝑟𝑑𝑒𝑔𝑛𝑎 𝑎 𝑅𝑜𝑚𝑎, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑎𝑙𝑎𝑏𝑟𝑖𝑎

𝑈𝑛𝑎 𝑙𝑖𝑛𝑒𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑑𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎

A raccontarla sono Stefano e Orlando Dedoni

Un’azienda si costruisce nel corso degli anni e si riconosce da come attraversa le proprie fasi. Alcune nascono da un’idea chiara, altre si definiscono lentamente, dentro il lavoro quotidiano, nelle scelte, negli equilibri trovati lungo la propria evoluzione.

Il caseificio Dedoni appartiene a questa seconda direzione. Si struttura all’interno di una storia familiare che unisce origine e visione, rafforzata con coerenza negli anni. Un movimento che è insieme umano e professionale, fatto di snodi, intuizioni, tentativi e consolidamenti.

Dentro questa traiettoria prende forma una delle realtà più riconoscibili del panorama lattiero-caseario calabrese, costruita giorno dopo giorno attraverso una presenza costante, standard qualitativi perseguiti con rigore e la capacità di leggere il cambiamento senza perdere direzione.

Il 1978 segna la nascita ufficiale dell’azienda, mentre le radici affondano in un tempo precedente, in una geografia che si muove tra la Sardegna e Roma. È lì che si apre il primo capitolo. Una giovane coppia lascia la propria terra per cercare lavoro e costruire qualcosa di più nella capitale. Giovanni, il padre di Stefano e Orlando, lavora in un albergo. Esterina, la madre, si occupa della casa e dei figli. Una condizione comune a molti, in quegli anni.

Dentro questa normalità si muove già un’intenzione precisa.

La svolta arriva quando Giovanni decide di prendere le pecore del padre, circa sessanta capi, e avviare un primo allevamento. Per lui è un ritorno a un’immagine coltivata fin da bambino, quando sognava di avere un gregge tutto suo.

L’approdo in Calabria, invece, nasce da un incontro. Un invito, inizialmente. Poi un viaggio. Infine, una scelta. Il territorio viene osservato con lo sguardo di chi conosce profondamente la materia. I terreni, il paesaggio, le condizioni per l’allevamento. E soprattutto un’intuizione tecnica. La presenza di una razza meno produttiva dal punto di vista del latte apre uno spazio di possibilità: introdurre la pecora sarda significa ridefinire il potenziale di resa. Una decisione che racchiude esperienza e visione, e che nel tempo si rivela vincente.

Il trasferimento avviene per fasi. Giovanni si sposta per primo, porta con sé gli animali, avvia lentamente una struttura. Solo dopo arriva la famiglia, e per chi lascia Roma, il cambiamento è netto. Geografico, culturale, quotidiano. Una trasformazione che richiede adattamento, soprattutto in un’età in cui le relazioni sono già costruite.

L’attività si configura inizialmente in una dimensione interamente tradizionale.

Si lavora come hanno sempre fatto i pastori. Senza macchinari, senza passaggi intermedi. Tutto passa attraverso le mani. Allevamento, mungitura, trasformazione. Le giornate iniziano nel cuore della notte. Il ritmo è dettato dal latte, dal tempo della lavorazione, dalla necessità di arrivare alla vendita con un prodotto fresco. Quello dei coniugi Dedoni è un sistema essenziale, già strutturato.

Ed è qui che emerge una figura centrale. Mamma Esterina.

È lei a organizzare il primo mercato. Carica i prodotti in macchina, li distribuisce tra negozi e vendita diretta, sviluppa relazioni. Lavora sulla fiducia, sulla continuità, sulla capacità di leggere le persone e comprendere la specificità di ogni cliente. È una figura imprenditoriale a tutti gli effetti. Una presenza femminile rara per quel contesto e per quel tempo.

Tiene traccia di tutto in un quaderno. Non è un archivio formale, ma uno strumento vivo, fatto di nomi, abitudini, preferenze, richieste. Quello che oggi chiameremmo database nasce lì, in una forma ordinata e strategica. Ogni cliente è riconosciuto, compreso, seguito.

È un lavoro di precisione relazionale, difficile da insegnare. Molto di quello che i figli sanno oggi nasce da quell’osservazione quotidiana, sedimentata nel tempo.

Intanto i fratelli crescono. L’ingresso di Stefano avviene presto, intorno ai sedici anni. È una scelta diretta. L’attività lo attrae, lo coinvolge, diventa immediatamente il suo spazio e accanto alla pratica cresce l’esigenza di comprendere. Intorno ai vent’anni arriva il primo vero passaggio evolutivo.

Con un allevamento che supera i mille capi, la variabilità del prodotto diventa un rischio. Quando il mercato esiste, l’imprecisione non è più accettabile, soprattutto rispetto agli standard di qualità richiesti da Giovanni.

La risposta è tecnica, Stefano lo sa. Pastorizzazione, studio dei fermenti lattici, approfondimento delle lavorazioni. La qualità non è più affidata alla sola esperienza, diventa metodo. In questo equilibrio si consolida l’identità produttiva dell’azienda. I pecorini restano il centro, legati alla tradizione sarda, riletti attraverso una maggiore consapevolezza della materia prima e della lavorazione.

Un ulteriore, importante momento coincide con l’ingresso di Orlando. Dopo la laurea, in un momento complesso per la famiglia, entra in azienda in modo definitivo. La divisione dei ruoli tra fratelli avviene naturalmente. Produzione da una parte, sviluppo dall’altra.

Ancora una volta il sistema cambia scala. Se Esterina aveva costruito la rete, Orlando la amplia. Riprende quel patrimonio relazionale, i contatti, le intuizioni annotate nei quaderni, e lo trasforma in una struttura più ampia.

Il raggio si estende, prima sul territorio, poi oltre.

Crotone, Cosenza, Vibo Valentia, Reggio Calabria. Successivamente altre regioni.

È un passaggio preciso, con l’obiettivo chiaro di portare il prodotto fuori dal contesto locale, mantenendo riconoscibilità e coerenza.

La grande distribuzione diventa uno strumento di diffusione, un acceleratore.

Nel frattempo, cresce anche la gamma con circa sessanta referenze disponibili, sviluppate progressivamente attraverso una costante attività di sperimentazione. Poi arriva un’intuizione. All’inizio è quasi sussurrata, progettata sottovoce.

Il fiuto imprenditoriale della famiglia Dedoni si apre ad una nuova fase, i punti vendita diretti. Un’idea nata osservando il mercato. Un dettaglio, apparentemente marginale.

Il primo punto vendita inaugura a Squillace. Uno spazio contenuto, sufficiente a segnare un cambiamento decisivo, il contatto diretto con il consumatore.

Per sostenere questo passaggio, l’offerta si amplia con i prodotti a base di latte vaccino, ma la transizione richiede tempo. Le basi tecniche esistono, ma serve equilibrio, gusto, consistenza. Si sperimenta, si prova, si corregge. Senza scorciatoie, per più di un anno, con l’obiettivo invariato di mantenere la qualità quale elemento centrale.

Oggi il caseificio Dedoni si muove dentro questa stratificazione.

Squillace, Catanzaro, Catanzaro Lido, Soverato, Davoli.

Tradizione, tecnica, relazione, mercato.

Una costruzione graduale, in cui ogni fase integra la precedente, conservandone memoria e direzione.

Quello che emerge, osservando questo percorso, è un valore consolidato negli anni.

Un impegno quotidiano che ha generato fiducia, riconoscibilità. Un patrimonio che prende forma nel cammino dei fratelli Stefano e Orlando Dedoni, nel loro radicamento nel territorio.

Una presenza capace di estendersi con naturalezza, mantenendo la stessa misura con cui è stata definita.

Lorena Pallotta per Davoli Zone Portale dello Jonio