Cinque anni bastano a dare forma a una visione e a renderne riconoscibile il percorso. Il Premio Nazionale CHIARAVALLEARTE è giunto all’edizione 2026 con una fisionomia ormai definita, maturata nell’incontro tra pratica artistica, formazione, partecipazione e territorio.
La manifestazione nasce dalla volontà dell’Amministrazione comunale di Chiaravalle, guidata dal sindaco Domenico Savio Donato e dalla vicesindaca Pina Rizzo, di affidare all’arte contemporanea un ruolo concreto nella vita culturale del borgo.
Ideato dalla Consulta Cultura del Comune, presieduta da Teresa Tino, CHIARAVALLEARTE ha coinvolto sin dagli esordi curatori e critici attraverso il lavoro di Nicola De Luca, delineando una struttura fondata sul confronto tra artisti dalla carriera consolidata e giovani ancora impegnati nella propria formazione. Nelle prime tre edizioni Maurizio Vitiello ed Enzo Lepera, insieme allo stesso De Luca, hanno seguito la sezione riservata agli autori più affermati, mentre Lara Caccia ha curato quella rivolta alle nuove generazioni. Dallo scorso anno la commissione si è arricchita della presenza di Roberto Sottile.
Questa articolazione ha contribuito a definire fin dall’inizio il carattere dell’iniziativa, facendo della differenza generazionale una concreta occasione di scambio.
«𝐿’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑜𝑔𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖», spiega Lara Caccia, docente dell’Accademia di Belle Arti e, dalla prima edizione, responsabile della sezione dedicata ai giovanissimi.
Accanto agli autori provenienti dalla Calabria e dal panorama nazionale, con esperienze espositive e percorsi maturati nel corso degli anni, trovano spazio studenti e giovani artisti chiamati a misurarsi con la dimensione pubblica dell’opera e con pratiche differenti dalla propria. Una compresenza che ha favorito nel tempo anche l’allargamento geografico della partecipazione, progressivamente estesa ad altre realtà formative. Nell’edizione in corso sono presenti, tra gli altri, due partecipanti dell’Accademia di Belle Arti di Foggia.
Prende forma così uno spazio nel quale esperienze già strutturate e sperimentazioni emergenti convivono nello stesso orizzonte espositivo. Le opere entrano in relazione e fanno emergere sensibilità, tecniche e visioni appartenenti a stagioni artistiche diverse, restituendo al visitatore una lettura plurale della contemporaneità.
La relazione costruita all’interno della mostra coinvolge progressivamente anche il pubblico, che negli anni ha assunto un ruolo sempre più attivo, chiamato non soltanto a osservare, ma anche a esprimere una propria interpretazione dei lavori presentati. In questa direzione sono stati introdotti due premi popolari che, attraverso un QR code, consentono ai visitatori di indicare le proprie preferenze e contribuire all’assegnazione dei riconoscimenti.
«𝐶𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑐𝑒𝑝𝑖𝑡𝑖 𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑖 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑎𝑛𝑒𝑎», osserva Caccia, “𝐼𝑙 𝑣𝑜𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒, 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖 𝑑𝑖 𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑠𝑖”
La partecipazione dei fruitori trova poi un ulteriore sviluppo nel programma culturale che ha accompagnato la mostra, articolato in incontri di approfondimento curati dal giovane critico Giuseppe Bagnato, presentazioni di libri promosse dalla Consulta Cultura e visite guidate. Occasioni che hanno esteso l’esperienza oltre lo spazio espositivo, offrendo ulteriori chiavi di accesso ai temi e alle ricerche presentate. Tra gli appuntamenti anche l’incontro con il direttore Piraina, dedicato al ruolo dei musei nelle città e nei piccoli centri. Una riflessione particolarmente coerente con il percorso avviato a Chiaravalle, dove la dimensione temporanea del Premio comincia oggi a confrontarsi con una prospettiva di permanenza.
Lo sguardo sul futuro conduce al nuovo museo di arte contemporanea, indicato da Lara Caccia tra gli obiettivi più significativi e destinato ad accogliere anche le opere donate dagli artisti coinvolti nelle diverse edizioni. «𝑉𝑒𝑑𝑒𝑟𝑙𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀», racconta Caccia, «𝐿𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑠𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎 𝑢𝑛’𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑑𝑖𝑐𝑜. 𝐼𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝐶𝐻𝐼𝐴𝑅𝐴𝑉𝐴𝐿𝐿𝐸𝐴𝑅𝑇𝐸, 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑢𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑎𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜, 𝑓𝑟𝑢𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜»
La quinta edizione si conclude oggi, domenica 9 agosto, con la cerimonia di premiazione, momento finale di un percorso che ha coinvolto artisti, studenti, critici e pubblico.
A cinque anni dalla nascita, il premio restituisce così la misura di un’esperienza che ha superato il tempo dell’esposizione. Le opere rimaste sul territorio compongono oggi il primo nucleo di una memoria destinata a durare e capace aprire nuove prospettive di studio e fruizione.
È forse questo il lascito più significativo di CHIARAVALLEARTE!
